Carta di Ottawa
Normative di
riferimento

Piano Integrato Sociale Regionale 2007-2010
Profilo di Salute
Piana di Lucca

Rapporto Sociale del Comune di Capannori
Presentazione del Piano di Welfare del Comune di Capannori
Principi guida e criteri di accesso ai Servizi
 
Presentazione del piano di Welfare

Costruire una politica pubblica per la salute richiede di superare logiche puramente assistenzialistiche e ragionare in termini di sistema  territoriale integrato per i servizi alla persona..

La normativa nazionale ( L.328/2000) e regionale ( LRT 41/2005), alla luce della riforma del titolo V della Costituzione hanno riaffermato un sistema di  welfare municipale che ha come obiettivo primario la salute dei cittadini, salute intesa non come assenza di malattia ma come stato complessivo di  benessere fisico, psichico e mentale.

Gestire le politiche sociali di un territorio comporta necessariamente promuovere nuovi  livelli di responsabilità, pubblici e privati e favorire nuove forme di coinvolgimento e d’integrazione fra  diversi sistemi e politiche che, a vario titolo e competenza, possono efficacemente incidere sullo stato di benessere di un territorio e della sua popolazione.

La statistica ci conferma che si vive meglio e ci si ammala meno dove sussistono migliori  livelli di qualità d’aria e d’acqua, ma anche dove sono garantiti e facilitati l’accesso ai servizi e dove il tessuto socio culturale permette buoni livelli di relazione e l’attivazione delle reti di solidarietà.  

Alla luce di tali considerazioni nasce una diversa logica di approccio e  coinvolgimento della comunità nei processi di programmazione delle politiche per la salute: solo una comunità consapevole, competente e corresponsabile delle scelte potrà garantire l’affermazione di  un vero welfare comunitario.

L’assessorato alle politiche sociali del Comune di Capannori propone un impostazione del proprio sistema di  welfare che metta al centro lo sviluppo complessivo della propria comunità locale: il cittadino diventa, in quest’ottica  elemento cruciale di cambiamento, espressione di  bisogni ed esigenze ma anche portatore di risorse e di saperi , ma contestualmente diventa anche parte di un sistema in grado di realizzare un circuito virtuoso che partendo da in una lettura attenta e condivisa dei bisogni generi risposte plurime d’appropriatezza per il superamento delle criticità.

 

 

 

Cos’è il Piano di Welfare

   A partire da queste premesse si può affermare che un piano di welfare aiuta a facilitare la riflessione organizzativa, a individuare punti di forza e di debolezza, ad analizzare la situazione dei servizi  a progettare una solida base per la pianificazione, a mettere in prospettiva le potenzialità future, a individuare gli ostacoli e i problemi.

Il  Comune di Capannori propone una lettura diversa delle politiche per il sociale immaginando un welfare che punti il suo sguardo verso gli altri sottosistemi, infrastrutture, ambiente, cultura, educazione, attività produttive, e che si promuova come  leva cruciale per lo sviluppo complessivo del territorio.

Attraverso il piano è inoltre possibile individuare opportunità nascoste, trovare soluzioni valide, stabilire le giuste priorità, ricondurre le azioni a obiettivi realistici, aprire la via alla creatività.

Il piano aiuta inoltre a coordinare tutte le azioni di welfare locale, valutare le strategie operative, fissare le date e le scadenze, assegnare le responsabilità dei risultati, fare la stima del budget, mantenere l’obiettivo della “redditività di servizio”, favorire la crescita della qualità offerta, effettuare un riesame significativo.

In sintesi, si può affermare che un “buon“ piano di welfare costituisce soprattutto un documento di lavoro che punta a ottenere risultati specifici e che stabilisce come si devono raggiungere. Esso consente, infatti, di indicare una direzione da seguire, fissare gli obiettivi specifici ai quali puntare, ottenere gli strumenti per misurare i risultati ottimali e specifici.

 


Piano di welfare che parla di salute

   Parlare di salute o, meglio ancora di benessere significa creare i presupposti affinchè una persona o una comunità sia messa in grado di raggiungere uno stato di benessere complessivo in perfetto equilibrio funzionale tra sfera  fisica, psicologica e relazionale.

Con il Piano di welfare comunale si crea l’opportunità a sviluppare un approccio multidimensionale e multidisciplinare alla  salute rendendola un tema politico che riguarda tutti rafforzando i livelli di coesione e corresponsabilità.

Poter intervenire sui meccanismi di fondo che regolano e sostengono la salute in un sistema sociale complesso come il nostro significa innanzitutto saper leggere ed inerpretare i cosiddetti "determinanti della salute", cioè tutti quei fattori che interagiscono tra loro al fine di mantenere, alterare o migliorare le condizioni di salute nel corso della vita.

Al parte quelli strettamente individuali come il sesso, l'età, il patrimonio genetico, altri rimandano alle condizioni socio-economiche, relazionali o più semplicementie ambientali o culturali che hanno a che fare con comportamenti e stili di vita, con l'organizzazione e l’ accessibilità ai servizi pubblici, all’istruzione o al mondo del lavoro.

Un piano di Welfare ha  l’ambizione di partire da questi presupposti per impostare un modello a più ampio respiro che punta alla prevenzione per agire meglio e con cognizione sui livelli d’appropriatezza e d’efficacia delle risposte socioassistenziali da garantire ai propri cittadini come Diritti esigibili.

 

 

Piano di welfare che parla di RELAZIONE:
il valore aggiunto dell'azione sociale

   Talvolta stenta a farsi largo la consapevolezza che il prodotto  pregiato del lavoro socio-assistenziale consiste  non tanto nella soluzione dei problemi del singolo quanto invece nella costruzione di rapporti che avviene attraverso le decine di azioni quotidiane finalizzate alla risoluzione, parziale o totale del problema emergente dal cittadino.

Non deve sfuggire  il valore aggiunto che l’azione in campo socio-assistenziale realizza:  la tessitura  di legami sociali  frutto del lavoro di rete che consente di contenere il disagio e promuovere il benessere generale della collettività.

Va detto che l’idea del valore aggiunto prodotto dall’azione sociale è comprensibile solo all’interno di una concezione del rapporto tra sociale ed economico fondata sulla logica dello scambio piuttosto che sull’aiuto fine a se stesso. Il rapporto d’assistenza  non è immaginabile come rapporto a senso unico in cui c’è qualcuno che dà e qualcun altro che riceve, ma come una “relazione” tra due o più soggetti. Il punto è riuscire a rappresentarsi che così ci stiamo scambiando.



Un Piano di Welfare che parla al cittadino

da utente ad agente del benessere

 

   Se lo sviluppo complessivo della comunità diviene l’oggetto centrale delle politiche locali questo ci consente di rappresentare le persone che si rivolgono ai servizi non solamente come portatrici di problemi e di diritti ma anche di risorse e competenze.

Ascoltare il cittadino in ottica positiva  permette l’acquisizione di nuove chiavi di lettura per intercettare  bisogni ed esigenze della cittadinanza e su di esse calibrare una politiche  sociali appropriate, tempestive ed efficaci.

Il primo passo per costruire una comunità locale consapevole e corresponsabile delle scelte di salute passa infatti dalla riscoperta dei valori e dei saperi, magari impliciti, custoditi nelle persone, depositati nella vitalità di relazioni e rapporti significativi che rendono coeso un territorio.

Gli inestricabili legami che esistono tra le persone e il loro ambiente costituiscono di fatto la base per un approccio socio-ecologico alla salute in cui il cittadino viene  primariamente educato e accompagnato nelle scelte verso un ------ di benessere plurale e poi è messo in grado di crescere ed imparare durante tutto l’arco della vita.

Da qui l’importanza di generare e diffondere una nuova cultura della salute e delle responsabilità condivise in modo che da semplice utente il cittadino diventi vero agente di cambiamento.

A ragione possiamo affermare che cultura e partecipazione sono presupposti inscritti nella natura di questo progetto di lavoro.

 
Un Piano di welfare che parla alla famiglia
ricchezza del noi e fecondità del rapporto con l’altro

 

   Ripensare le politiche sociali in una logica familiare abbandonando un approccio individualistico al problema impone un radicale cambiamento di rotta che non porti solo ad una diversa allocazione dei flussi di risorse  ma richieda strategie d’azione complesse e un nuovo modo di operare delle  amministrazioni locali in sintonia con il livello centrale di governance.

La famiglia come istituzione ha una sua “forza intrinseca” che per essere sostenuta e promossa necessita di uno spirito comunitario e solidale.

Ridare legittimazione sociale alle politiche della famiglia comporta una diversa impostazione culturale che valuti il benessere in forma globale e multidimensionale avendo attenzione ai progetti di vita delle persone.

Costruire politiche sociali amichevoli per la famiglia comporta di svincolarsi dalle ferree logiche del mercato,  incamminarsi sui sentieri nuovi che valorizzino il lavoro di cura,  la reciprocità, la solidarietà intergenerazionale superando le disciminazioni di genere e di status.

 

 

 

Come leggere il Piano di Welfare

   Obiettivo primario di questo lavoro è restituire al cittadino una mappa delle politiche di welfare che riescano in qualche modo ad assomigliargli, in cui egli possa riconoscersi perché coerenti con le sue aspettative e i suoi bisogni di vita;

Promozione del benessere e assistenza alla persona sono parte di uno stesso mosaico che restituisce l’immagine di una collettività sana soltanto nella dinamica integrata delle due dimensioni.

Sono queste le premesse per un Welfare di comunità inteso come modello per una politica sociale che vada a modificare i rapporti tra istituzioni e società civile facendo si che la comunità possa prendersi cura dei soggetti deboli sviluppando anche meccanismi di solidarietà, sussidiarietà appartenenza e autonomia.

Ruolo centrale viene assegnato alle famiglie che sono il contesto socio culturale in cui si manifestano disagi e bisogni ma in cui si attivano anche risorse e competenze.

La riorganizzazione dei progetti e dei servizi pone al centro la famiglia e declina lo status della persona non slegata dal suo contesto di vita ma in relazione ai suoi rapporti e relazioni

La guida ai progetti cerca di conglobare in una cornice logica sebbene non esaustiva, l’intera gamma dell’offerta sociale e  culturale, finalizzata primariamente alla promozione e al  mantenimento del benessere generale della collettività.

Stili di vita, abitudini socioculturali, capacità di accedere ai servizi e all’informazione, relazioni sociali, solidarietà e volontariato sono soltanto alcuni degli aspetti su cui intervenire  per la promozione della salute e la prevenzione di molte forme di esclusione sociale e marginalità.

All’interno dei progetti il cittadino potrà orientarsi per trovare occasioni di formazione e auto-formazione, potenziare le competenze individuali, sviluppare capacità personali e relazionali, attivare forme di sussidiarietà e auto aiuto in grado di formare una nuova cultura e nuove responsabilità in termini di salute.

La guida ai servizi promuove altresì la gamma delle risposte e possibilità offerte al cittadino che si rivolge al Servizio Sociale per risolvere una problematica specifica in una logica di accompagnamento e sostegno secondo linee di specifica progettualità.

 



Verso un Piano Integrato di Salute

Tutto questo si coniuga perfettamente con l’ impegno dell’A.C. di Capannori a livello di zona sociosanitaria che porterà a breve  alla realizzazione di un primo nucleo del Piano integrato di salute auspicando la realizzazione di nuovi modelli integrati di welfare che la Regione Toscana individua nelle Società della salute.

Il  primo step operativo  ha trovato sintesi nel Profilo di Salute ( link) , documento propedeutico del PIS, in cui è rappresentato lo stato oggettivo della salute del territorio e su cui la comunità locale è stata chiamata a discutere in primo luogo attraverso i tavoli della partecipazione e successivamente in un assemblea pubblica.